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domenica 7 giugno 2015

Lights in the dark.


Warning: post chiacchiericcio e mooooolto personale.



Periodo intenso, questo. La mente è pervasa da mille pensieri che vanno dai più banali a quelli decisamente più seri. Oscillo tra un "Chissà se mi starebbe bene questo colore di capelli..." ad un "Come farò a risolvere questa situazione?". Tanta è la pressione, tanti sono i dubbi, le perplessità, le paure. Tanta è anche la voglia di arrendersi, ma un filino superiore è la voglia di non mollare, di farcela, di tornare a sorridere. Di rivincita.
Qualche giorno fa, mi è stata detta una frase bellissima. Suonava più o meno così: "Attualmente la situazione è nera, è vero. Ma il nero può trasformarsi soltanto in luce, soltanto in colori". Come osare o anche soltanto pensare di ribattere? Impossibile. Se la stanza è già buia, puoi soltanto accendere un cerino e cominciare ad illuminare, seppur per una piccolissima porzione di spazio. Ma quella lucina può farti da guida ed aiutarti a giungere ad una candela, ad una torcia, all'interruttore oppure direttamente alla finestra e quel punto potrai soltanto fare ulteriore luce e tutto tornerà come prima (o quasi). Un po' come dice il buon vecchio Albus Silente: "La felicità può essere trovata anche nei periodi più bui, se solo uno si ricorda di accendere la luce" .
Diversi sono anche i progetti in cantiere. Corsi, mezzi lavoretti, tesi, viaggi, tutto si mescola in questo calderone magico che è la mia testa. Idee con tempi di realizzo spesso lunghi, ma più stimolanti che mai. Sfide che ti tolgono il fiato, ti sfiancano solo a pensarci, ma vuoi mettere la soddisfazione quando vinci?
Che non sia questa la mia "lucina"? Fra le altre, sì.
Devo ammettere di essere molto fortunata, in questo. Tante sono le mie "lucine". Sono la passione con cui studio quello che ho sempre desiderato; l'affetto di cui mi circondano quelle poche ma vere e sane persone presenti nella mia vita; il mio cane (sembrerà stupido, ma come amano loro, credo nessuno mai); la musica; la scrittura. L'Amore. Non nego di sentire la mancanza di chi, per un motivo o per un altro, non c'è più e non fa più parte della mia vita, ma tutto sommato ognuna della mie "lucine" riesce a colmare anche i vuoti più profondi. Ognuna di esse riesce a salvarmi. Un po' come la luce di un faro che indica alla nave dov'è il porto, dove è sicuro, così loro mi aiutano a dissipare l'oscurità e ad indicarmi la strada. Luce e porto allo stesso tempo. Potrei desiderare una fortuna maggiore? Don't think so.
Adesso però tocca solo muoversi e camminare verso la luce. Con la luce. Direzione infinito.






  






  











venerdì 2 gennaio 2015

Spoiler story.

Quando ho aperto questo blog, poco più di un anno fa, non avevo in mente un topic ben preciso. Volevo semplicemente parlare di me, del Connie's world, di quello che mi circonda, di quello che vedo, che sento, che mi appassiona, che suscita le mie ire e il mio più profondo disprezzo. Insomma, di tutto quello che vivo, a discapito di risultare impopolare o poco seguita. Non l'ho fatto e non lo faccio per uno pseudo successo nella blogosfera, ma semplicemente per raccontare.
Raccontare è una delle cose che mi è sempre piaciuto di più fare. Raccontare storie - non bugie! -, comunicare, trasmettere un messaggio, indurre alla riflessione, magari anche all'indignazione, purché il silente neurone che è in ciascuno di noi si metta in azione. Non che io sia un'abile oratrice, intendiamoci, anzi sono esattamente il contrario. Balbetto, mi incespico, ho una voce così roca che se Scarlett Johansson la sentisse, smetterebbe di lagnarsi della sua; il più delle volte parlo troppo velocemente, al punto che le parole si confondono e mi manca sempre il fiato. [Bella rogna per un futuro avvocato/magistrato! -.- ] È per questo che scrivo. Perché in questo modo le parole fluiscono più lentamente, al ritmo di chi le legge, arrivano dove devono arrivare, si fanno osservare, analizzare, rileggere, comprendere. Colpiscono.
Proprio per questa ragione, ho deciso di raccontarvi una storia. Una storia vera, che ha il sapore dell'amaro e dell'amore. Amore bidirezionale. Amore innanzitutto verso se stessi, senza però per questo superare il labile confine che separa dall'egoismo e dall'egocentrismo. Amore verso gli altri, indipendentemente che si tratti del proprio partner o di un amico o del mondo o di quello che volete, senza però scadere nel servilismo o nella soggezione. Non è una storia sdolcinata, anzi ha il sapore più amaro che esista, però ho deciso di raccontarvela perché credo che sia giunto il momento di sdoganare certi miti e certe credenze che si muovono indisturbati nella nostra società. Ebbene sì, lo ammetto. C'è una vena polemica in questa storia, se non altro perché essa altro non è che il risultato di falsa o addirittura assente informazione su certi temi. E poi, parliamoci chiaro, che studentessa di Giurisprudenza sarei se non facessi un po' di polemica? 
Tanto spoilerato, se la curiosità vi ha attanagliato...Stay tuned e scoprirete di che si tratta. 

xxx
Connie